LE BATTERIE OTTOCENTESCHE

 

 

Le iniziali GRC (Ret) e BR (Ret) presenti nel testo indicano le caratteristiche delle bocche da fuoco, ossia Ghisa Rigata Cerchiata (a Retrocarica) e Bronzo Rigato (a Retrocarica). Il numero denota il diametro della bocca del pezzo, espresso in centimetri. 

 

 

Le primitive Batterie genovesi, sorte intorno alla metà del XVII secolo e sistemate quasi esclusivamente sulle mura, erano semplici postazioni di bocche da fuoco in "barbetta", poggiate generalmente su affusto a ruote; vicino al pezzo erano solitamente collocati i proietti sferici. Questa conformazione da Batteria "classica" cambiò intorno alla metà del secolo XIX. Al nuovo schema, illustrato in linea di massima nelle righe successive, si adattarono grosso modo tutte le Batterie permanenti. Negli anni '80 dell'ottocento si vennero a creare tensioni con la Francia, in seguito alla cosiddetta "guerra doganale". Questi contrasti plausibilmente preoccupavano molto il nostro governo, il quale si affrettò a far realizzare, intorno al 1889, delle piccole e nuove fortificazioni o, in caso di strutture già esistenti, a modificarle o rinforzarle. Queste nuove fortificazioni sono simili tra loro; ciò potrebbe dimostrare la fretta del Governo ad innalzarle nel minor tempo possibile, ed impedire quindi ai progettisti di "perdersi" nella ricerca di soluzioni architettoniche "medievaleggianti" e di sicuro effetto visivo.

Vediamo quindi la nascita di piccole Batterie all'interno dei Forti San Martino e San Giuliano (la lettera D iniziale significa che l'opera non esiste più):

Batteria San Martino, armata con 4 obici da 24 GRC (Ret),

Batteria San Giuliano armata con 6 obici da 28 a puntamento indiretto,

oppure su posizioni particolarmente strategiche e dominanti:

D Batteria San Benigno est, armata con 6 cannoni da 32 GRC (Ret),

D Batteria San Benigno ovest, armata con 4 cannoni da 24 GRC (Ret),

(queste due erano nell'area delle demolite Caserme omonime)

D Batteria San Simone, armata con 6 obici da 28 GRC (Ret),

Batteria Granarolo, armata con 10 obici da 24 GRC (Ret),

Batteria Angeli, armata con 8 obici da 28 GRC (Ret),

D Batteria Cava, armata con 8 cannoni da 24 Lunghi GRC (Ret),

Batteria Stella o della Scuola, armata con 6 cannoni da 9,

Batteria del Vagno, armata con 4 cannoni da 24 Lunghi GRC (Ret) e 2 cannoni da 9 BR (Ret);

Batteria Strega, sulle Mura omonime, suddivisa in

D Batteria Strega Alta, armata con 6 obici da 24 GRC (Ret),

D Batteria Strega Bassa, armata con 5 cannoni da 32 GRC (Ret).

Obiettivo comune era la difesa del mare al largo e del porto di Genova.

Nel caso del Forte Belvedere, si ha l'abbattimento della Casa-Forte e una completa modifica delle strutture, suddivise in due Batterie

Batteria Belvedere Inferiore, ossia l'ex Forte, armata con 6 obici da 28 a puntamento indiretto,

Batteria Belvedere Superiore, costruita ex - novo dirimpetto al Santuario, armata con 4 obici da 24 GRC (Ret).

Lo scopo era la difesa del mare al largo.

Sul terrapieno di combattimento si trovavano le piazzole sulle quali erano sistemate le bocche da fuoco, frequentemente abbinate a coppie. I pezzi, incavalcati su affusto e sottaffusto da difesa, erano posti su paioli metallici fissati al pavimento (in conci di pietra) delle piazzole. Il paiolo consisteva in un rocchio di ghisa fermato a meno di un metro dal parapetto, ed in una rotaia di ferro trattenuta da cuscinetti di ghisa. Sulla rotaia scorreva il ruotino posteriore del sottaffusto, consentendo al pezzo di variare la direzione del puntamento. Le postazioni erano separate dalle traverse, costruzioni in muratura che presentavano esternamente una copertura di terreno inerbito, destinate ad ospitare, al loro interno, la riservetta per le munizioni. Ai lati della linea di fuoco erano posizionate le due cupole del telemetro.

I magazzini di munizionamento erano situati distanti dalla linea di fuoco. Il "magazzino a polvere" conteneva, chiusa in casse regolamentari poggiate su tavolato, la polvere necessaria al munizionamento dell'opera. Il locale era contornato da un'intercapedine di sicurezza; l'illuminazione era resa possibile da apposite nicchie munite di sportello e di vetro, in cui si collocava una lampada a riflettore parabolico. Per il trasporto dei materiali al terrapieno di combattimento esisteva un vagoncino su rotaia fino al corridoio; da quest'ultimo ai pezzi si utilizzavano i carrelli elevatori, ossia antichi montacarichi funzionanti a manovella. Oltre al magazzino a polvere, le Batterie disponevano di locali deposito proietti scarichi, di vani per il caricamento dei proietti e per l'allestimento dei cartocci. Sul rovescio della postazione erano talvolta collocati edifici in muratura che ospitavano depositi e magazzini vari.

Le Batterie superstiti tra quelle costiere realizzate dalla metà del '600 a quella del '700, furono rinforzate e modificate, utilizzando un tipo di struttura comune, ossia varie piazzole pezzi intervallate da riservette.

La guarnigione era distaccata periodicamente (probabilmente a cadenza giornaliera o ebdomadale) da altre caserme cittadine. Alcune di esse ebbero vita breve, altre invece furono utilizzate anche nella seconda guerra mondiale, con le opportune modifiche.

Queste piccole fortificazioni non sono storicamente o architettonicamente importanti, quindi del tutto sconosciute ai più; eppure, all'epoca del loro utilizzo, erano armate con cannoni considerati moderni, e hanno dato, insieme con i Forti, il loro contributo alla tanto decantata potenza militare della Genova del primo '900.

Le opere ancora esistenti sono purtroppo inaccessibili, date in concessione a privati o ancora in zona militare. Le strutture ottocentesche sono state, in ogni caso, modificate durante l'ultimo conflitto mondiale per la collocazione delle contraeree. Quello che rimane delle antiche vestigia sono solo le murature.

 

 

  Altre immagini: 

  Batteria Cava: veduta aerea (circa 1920)

  Batteria San Martino: resti delle strutture ottocentesche;

  Batteria del Vagno: le antiche strutture fagocitate da moderne costruzioni;

  Batteria del Vagno: panoramiche anni '50 (1, 2)

  Batteria San Simone: esercitazioni nel 1900;

  Batteria San Simone. Ciò che rimane oggi dell'antica opera: il cancello d'accesso;

  Batteria San Simone. Resti di una postazione mitragliera del 1940;

  Batteria Angeli: esercitazioni nel 1899;

  Batteria Angeli: esercitazioni nel 1900;

  Batteria Angeli: manutenzione obici nel 1913;

  Batteria Angeli oggi;

  Batteria Angeli oggi: corridoio riservette;

  Batteria Angeli oggi: magazzino d'artiglieria;

  Batteria Angeli oggi: accesso alla polveriera;

  Batteria Angeli oggi: corridoio alle riservette con binari per i proiettili;

  Batteria Angeli oggi: strada d'accesso alle bocche da fuoco;

  Batteria Belvedere inferiore negli anni '70;

  Batteria Belvedere inferiore oggi: particolare;

  Batteria Belvedere superiore oggi: avviso agli artiglieri;

  Batteria Belvedere sup.: figure nelle riservette utilizzate come camere di punizione;

  Batteria San Benigno durante un'esercitazione nel 1900;

  Batteria San Benigno: foto ricordo sull'obice;

  Batteria San Benigno: i serventi al pezzo;

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