CASERME E BATTERIE SAN BENIGNO

 

 

La parte terminale del crinale proveniente dallo Sperone, ossia il promontorio naturale sul quale sorsero, fino agli anni '20, le Caserme di San Benigno, anticamente si chiamava Capo di Faro, e si presentava come un lungo altopiano che terminava repentinamente sul mare.

Notizie anteriori al 1100 testimoniano l'esistenza sul luogo di una chiesa intitolata a San Paolo; nel 1100 il colle era di proprietà di un certo Visdomini di Arcola di Lunigiana. Nel 1121 vennero eretti, dai Monaci Fruttuariensi di San Benigno Canavese, un monastero ed una chiesa in stile romanico intitolati a San Benigno apostolo dei Burgundi. Nel 1319, durante la lotta tra guelfi e ghibellini, si manifestò l'importanza strategica del sito, che dominava la città vecchia, il porto ed il borgo di Sampierdarena: le strutture furono quindi coinvolte da episodi bellici, rimanendo danneggiate. Il complesso fu ristrutturato nel 1427, quindi ancora danneggiato all'inizio del '500 per le vicende storiche che coinvolsero l'adiacente fortezza denominata "Briglia". Nuovamente ricostruito, subì ulteriori danni nel 1633, con la realizzazione delle Nuove Mura che gli passavano di fianco.

Nel 1799 il monastero fu chiuso, in seguito alla soppressione di molti istituti monastici: l'antica struttura, ormai abbandonata a sé stessa, fu depredata di quadri, marmi ed arredi (nota). Nel 1818 il complesso fu occupato dai militari, e nel grande piazzale antistante furono sistemate bocche da fuoco.

Il motivo per il quale si decise di radere al suolo l'intero complesso e realizzare al suo posto delle possenti Caserme, è da ricercare nei moti del 1849. Il 5 aprile di quell'anno Alfonso La Marmora, generale piemontese, bombardò la città dal promontorio di San Benigno (occupato dalle milizie sabaude il giorno prima); repressa l'insurrezione, ed allo scopo di impedire nuove sommosse dei genovesi, il generale propose l'erezione di una fortificazione al posto del convento. I lavori iniziarono intorno al 1852 con la completa demolizione dell'antico cenobio, e terminarono intorno al 1860 con il completamento di due grandi ed identiche Caserme, denominate Inferiore e Superiore San Benigno, capaci di 1276 soldati ciascuna.

Le due Caserme, successivamente dipinte di rosso, erano composte da cinque piani. Tra di loro esisteva una differenza di altitudine di 10 m (da qui la distinzione nella denominazione in Superiore ed Inferiore). Verso la fine degli anni '80 dell'ottocento, nel vasto piazzale prospicente le due Caserme fu sistemata una grossa Batteria, prospettante su due fronti.

Da un articolo giornalistico leggiamo come avvenivano le esercitazioni di tiro: "... tutti i giorni feriali dalle ore 10 antimeridiane alle 4 pomeridiane, il 14 Reggimento Artiglieria eseguirà, tempo permettendo, il tiro ridotto con cannoncini dalle Batterie di San Benigno contro un bersaglio, rimorchiato da apposita barca a vapore, che percorrerà lo specchio d'acqua ... dalla punta della Strega verso Cornigliano, a distanza non superiore di 4.000 metri dalla città. Durante il tiro sarà inalberata una bandiera rossa sulla Batteria di San Benigno, che servirà di segnale onde evitare, per quanto possibile, la zona del tiro ...".

Il 12 agosto 1925 si decise la demolizione delle possenti fortificazioni. I lavori iniziarono verso la fine del 1930; un grosso progetto prevedeva il completo sbancamento del colle di San Benigno, per dare continuità alla città verso ponente, dato che nel 1926 tutti quei comuni divennero parte della "Grande Genova". L'addio alle Caserme venne dato, con una fastosa cerimonia tipica del regime fascista, la mattina del 22 giugno 1930. Alla fine della cerimonia, ai piedi della Lanterna venne scoperta una lapide, offerta dall'associazione "A Compagna".

Lo sbancamento del colle, e la conseguente demolizione delle due fortificazioni ivi comprese, procedettero a rilento anche a causa della vastità dell'opera, tanto che gli stessi ruderi vennero utilizzati ancora durante l'ultima guerra come Batteria Contraerea, e dal '45 come ricovero dei senza tetto; fino a poco più di trent'anni fa era possibile vedere ancora parte del colle e resti (publifoto) delle Caserme. Possiamo affermare che, quel progetto di sessant'anni fa, sia forse in parte fallito: "d'altronde, anche se Sampierdarena, con altri 18 ex comuni, era entrata a far parte di Genova nel 1926, un'autentica fusione fra i due abitati non si era avuta e non si ebbe mai; la vasta spianata ricavata dallo sbancamento del colle, è stata finora assai maldestramente usata, ai fini dello sviluppo topografico della città e delle attività periportuali ...". E noi aggiungiamo che, con questo scempio, i nostri vecchi amministratori avevano finito di rovinare quella città meravigliosa che era Genova.

Oggi, dell'antico promontorio di Capo di Faro e delle Caserme, non rimane più nulla. La stessa lapide commemorativa è attualmente abbandonata ed inaccessibile, posizionata ancora sotto la Lanterna, in "zona militare". Di fronte alla scalinata di accesso alla Lanterna, poco più avanti della lapide, scopriamo una scultura in marmo; questa potrebbe essere l'unico avanzo dell'antico complesso religioso, probabilmente inglobata nelle Caserme, e miracolosamente salvata dalla distruzione da qualche pietoso operaio; oggi è abbandonata qui, dimenticata ed inaccessibile, unica e muta testimone di sette secoli di storia (nota 1).

 

 

 Altre immagini:

 Panoramica di fine '800

 Interno delle Caserme: scene di vita

 Caserme San Benigno: giuramento di reclute nel 1925 

 Caserme San Benigno: demolizioni nel 1934

 Resti delle Caserme verso la metà degli anni '30

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