FORTE CROCETTA

 

 

Sull'area occupata dal Forte sorgeva in origine un piccolo convento dei Padri Agostiniani (1609) e la chiesa del Santissimo Crocifisso. Nel 1747 il cenobio era completamente circondato dai trinceramenti genovesi.

È probabile che gli inglesi, nei primi mesi del 1815, potenziarono con dell'artiglieria l'antico complesso religioso. Intorno al 1818 il Corpo Reale del Genio Sardo iniziava la totale demolizione del fabbricato, e cominciava la prima fase di costruzione del Forte Crocetta: i lavori durarono all'incirca fino al 1826. Questo primitivo fortino era ad un unico piano. La costruzione non fu portata a termine, a causa della modifica apportata al progetto, la quale constava nell'escavazione di un ampio e profondo fossato, e della sopraelevazione del fronte bastionato, ottenendo così l'inserimento di un piano nel semibastione settentrionale. Questa seconda fase iniziò nel 1827 e si concluse verso il 1830.

Nel 1849 al suo interno furono rinchiusi cittadini e rivoltosi catturati dai soldati piemontesi nelle zone circostanti. Dopo l'abbandono da parte dei militari nel 1914, il fortino è stato varie volte abitato fino al 1961. Oggi alcuni privati, che risiedono dirimpetto, all'interno dell'ex casetta daziaria, vigilano affinché sia impedito l'accesso a sbandati e vandali.

Sul parapetto della caserma si notano le strombature di feritoie e mitragliere, livellate durante l'ultima guerra con la demolizione di circa un metro e mezzo di parete; il moncone di muratura, erroneamente scambiato per una merlatura guelfa, è in realtà l'unica testimonianza dell'originaria altezza del parapetto. L'interno è composto da un cortile dal quale si diramano i vari servizi.

Alcuni anni fa il Forte è stato oggetto di una tesi per il recupero delle sue strutture, da utilizzare come "Museo delle Fortificazioni"; è triste costatare che, nonostante la presenza di quest'ottimo progetto, nessun Ente, né tantomeno lo Stato si è presentato per la sua attuazione. Il Forte è così condannato alla sicura rovina.

 

 

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