FORTE DIAMANTE

 

 

Il Forte prende il nome dal monte Diamante (publifoto), sulla vetta del quale fu innalzato.

In base ad alcune testimonianze, si suppone che anticamente sul colle sorgesse una Bastita, che qualcuno identifica con quella di Pino. Il suo scopo era di controllare le valli Bisagno e Polcevera, potenziali strade d'accesso di eserciti attaccanti, e la via di comunicazione tra le due valli. Non sappiamo quando avvenne esattamente la distruzione di quell'antico fortilizio, ma si può certamente far risalire a dopo il 1507. Nel 1747 la cima del colle fu occupata con una ridotta a pianta stellare, attuata dai genovesi. Lasciata maldestramente sguarnita, verrà occupata dagli austriaci la sera del 12 aprile. Il primo progetto del Forte datato agosto 1747 e firmato dal Sicre, era inattuabile in quanto si adattava molto bene su una superfice pianeggiante, ma non sulla cima di una collina. Subì quindi una modifica, ma i lavori approntati furono interrotti con la pace di Aquisgrana.

Nel 1756 l'opera fu finanziata dalla famiglia Durazzo con una donazione di 50.000 lire. I lavori iniziarono nell'estate dello stesso anno. Il 17 giugno 1758 la costruzione non era ancora ultimata, come conferma un Anonimo; invece, secondo la maggior parte degli studiosi, l'edificazione fu completata lo stesso anno. È più plausibile che i lavori d'ultimazione siano stati compiuti tra il 1758 ed il 1796, in quanto è impossibile che in soli due anni, tra il '56 ed il '58, il Forte abbia raggiunto le sue proporzioni e la piena operatività. Il 13 settembre 1758, su decisione del Governo della Repubblica, venne posta una lapide (oggi purtroppo scomparsa) all'ingresso del Forte, a ricordo della donazione effettuata dalla famiglia Durazzo.

Nell'assedio del 1800 il Forte era in mano alla 41 mezza Brigata Francese, comandata dal Capo di Battaglione Bertrand. Il 30 aprile gli austriaci, giunti ai Due Fratelli sotto il comando del tenente generale Conte di Hohenzollern, lo minacciarono circondandolo. I cannoni del Forte spararono contro gli assedianti; i paesini di Campi, Camporsella, Torrazza e Trensasco furono presi di mira e danneggiati dai colpi, perché sedi di alloggiamenti di truppe nemiche. Molte famiglie conservano ancora in casa le palle di cannone di quel bombardamento.

Quella stessa sera, il comandante austriaco intimò la resa a Bertrand: "Vi intimo, Comandante, di rendere all'istante il vostro forte; altrimenti tutto è pronto, e vi passo a fil di spada. Potete ancora ottenere una capitolazione onorevole. Dinanzi al Diamante alle 4 ore della sera.

Il Conte di Hohenzollern".

Rapida la risposta: "Signor Generale, l'onore, che è il pregio più caro pei veri soldati, proibisce troppo imperiosamente alla brava guarnigione, che io comando, di rendere il forte, di cui mi è confidato il comando, perché possa acconsentire a rendersi per una semplice intimazione; e mi sta troppo a cuore, signor Generale, di meritare la vostra stima per dichiararvi, che la sola forza, e l'impossibilità di più a longo difendermi, potranno determinarmi a capitolare.

Sottoscritto Bertrand".

Il generale Soult, dallo Sperone, verso le ore 16.00 sferrò l'attacco vincente contro gli austriaci ai Due Fratelli.

I lavori di completamento e trasformazione furono attuati dopo il 1814, sotto la direzione del Corpo Reale del Genio Sardo. Il primitivo tetto della caserma era in ardesia a spiovente. Con l'annessione si ebbe la trasformazione del coperto a terrazzo. Con la modifica del tetto, furono inserite sul fronte principale e sul lato nord quelle paraste che caratterizzano la caserma. Per raggiungere il terrazzo, fu innalzata la torre con scala elicoidale all'interno.

Durante i moti del 1849 il Forte era presidiato da volontari, che spararono solo qualche cannonata contro truppe piemontesi che transitavano fuori tiro. L'ultimo episodio storico di una certa rilevanza risale al 29 giugno 1857, quando un gruppo di rivoltosi mazziniani, con un colpo di mano, nottetempo si impossessò del Forte, ma lo abbandonò subito dopo in quanto la sommossa in città era fallita.

Alla fine dell'ottocento si progettò di demolire la caserma per costruire al suo posto una Batteria per obici o pezzi in cupola. Fortunatamente la proposta non fu accettata. Il complesso fu abbandonato definitivamente nel 1914.

L'ingresso, situato nel terrapieno alla base della caserma e sormontato in origine dallo stemma sabaudo, era provvisto di ponte levatoio. La cinta esterna segue e difende il cammino coperto. Sopra l'ingresso di una delle due stanze del piano terra s'intravedono ancora le scritte d'uso ottocentesche. Il pavimento del terrazzo, che ora è ridotto ad un prato, era in origine piastrellato in mattoni. Le caditoie erano protette da grate in ferro apribili. Gran parte delle strutture metalliche sono state asportate alla fine dell'ultima guerra.

 

 

 Altre immagini:

 Forte Diamante: stanza all'ultimo piano

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