EVOLUZIONE DEI FORTI GENOVESI

 

 

Nella prima metà del '700 le fortificazioni di Genova comprendevano solo alcune Batterie costiere, il Castellaccio e le ultime due cinte murarie. A seguito della realizzazione, durante l'assedio austriaco del 1747, delle opere campali si comprese che le Mura da sole non bastavano alla difesa della città. Era necessario erigere altre fortificazioni distaccate dalla cinta, in modo da impedire al nemico d'approssimarsi troppo ad essa, espugnarla e calare in città. Lo svizzero Jaques Sicre, nel 1747 fu Ispettore Generale delle Fortificazioni; insieme ad un gruppo di ingegneri militari, ideò una nuova linea difensiva staccata dalla città, con i Forti Quezzi, Richelieu, Santa Tecla e Diamante.

Durante il periodo Napoleonico (1801 - 1814), su direttiva del Corpo Imperiale del Genio, questi fortini furono ulteriormente perfezionati, mentre qualche altro fu solo ideato. Con la caduta di Napoleone (aprile 1814), la città e le poche fortificazioni esistenti furono occupate dalle truppe coalizzate inglesi, comandate dal generale William Bentinck, che il 26 aprile costituì un Governo provvisorio. Al congresso di Vienna si deve la decisione di annettere la Liguria al Regno Sardo. Nel maggio 1815, prima di lasciare il campo alle truppe piemontesi, il Bentinck ideava un piano di lavori da effettuare alle fortificazioni, ripartito in tre "epoche".

L'importanza di munire Genova con numerose fortificazioni era anche giustificata dal fatto che, in caso di forzato trasferimento in Sardegna da parte del governo, la Piazza poteva offrire un posto sicuro e ben difeso per coprire l'eventuale trasloco. Testimonianza di come fosse considerata la città, dal punto di vista militare, è in una relazione del 1817: "Non si debbono considerare la Città di Genova, le fortificazioni ... che la circondano, sotto i rapporti di una semplice Piazza di Guerra ... detta città deve considerarsi ... come una posizione importante di ritirata delle Regie Truppe, le quali, nel caso di guerra ... si trovano ... nel caso di retrocedere, lasciando nelle Piazze forti degli Stati di S. M., i presidj necessari alla loro sicurtà, in qual caso l'armata rimanente ripiegandosi sopra Genova, ed occupandola con i fortini, posizioni e Cinta, ... può difendersi contro una forza quadrupla della sua, e ... cangiare con facilità e vantaggio la natura della Guerra, cioè passare ... all'offensiva ...".

Il completamento delle opere fortificate si ha dunque nel periodo sabaudo. L'intervento del Corpo Reale del Genio Sardo è innovativo. Molta importanza viene data alla caserma, la quale spesso emerge dalle mura, caratterizzando il Forte. Lo smaltimento dei fumi di sparo ristagnanti all'interno delle casematte era un problema, che gli architetti risolsero con l'apertura di finestrelle a "semicerchio". In molti casi, però, queste non bastavano per una rapida evacuazione del fumo: era quindi necessaria l'apertura e la disposizione di altre finestre per avere la giusta corrente d'aria.

Le nostre fortificazioni raramente furono messe a dura prova dal nemico; Genova, città fortificata, durante l'assedio del 1800 (6 aprile - 4 giugno) da parte di inglesi ed austriaci, si arrese solo per fame. Nel 1849, durante i moti contro i piemontesi, cadde solo a causa della disorganizzazione delle difese; se tutte le fortezze fossero state ben guarnite, il generale La Marmora e le sue truppe non sarebbero mai riuscite ad entrare in città, stabilirsi a San Benigno e da lì bombardare, la domenica di Pasqua, la popolazione (Nota).

I notevoli progressi tecnici compiuti dall'artiglieria, grazie alla comparsa dei cannoni ad anima rigata ed a retrocarica, l'avvento dell'attacco aereo e l'utilizzo, nelle nuove fortificazioni, del più resistente cemento, resero completamente inefficaci i Forti ottocenteschi, in pietra e mattoni, nati per difendersi dalle arcaiche palle di cannone. Molti, alla fine del secolo XIX, furono quindi abbandonati. Qualche vecchia opera fu ancora utilizzata nel 1907 per le grandi manovre, molte nella guerra del 15-18 come prigione per i soldati austriaci. Nel frattempo, in virtù del Regio Decreto n 835 del 6 agosto 1914, furono radiate dal novero "fortificazioni di stato", e passate dal Demanio Pubblico Militare al Demanio Patrimoniale dello Stato. A partire dall'estate 1927 molte di queste fortezze furono attrezzate e utilizzate dalla contraerea italiana (passata in gran parte ai tedeschi dopo l'otto settembre 1943), quindi abbandonate alla fine del conflitto.

Oggi, i Forti appartengono al Demanio Pubblico dello Stato; questo vuol dire, in parole povere, che sono beni statali disponibili dati in concessione o venduti (tramite gli Organi Finanziari, Ministero delle Finanze) a chiunque. Uniche eccezioni sono i Forti San Giuliano, San Giorgio, parte del Castellaccio, la Torre Specola e la Batteria del Vagno: queste vestigia appartengono al Demanio Patrimoniale dello Stato indisponibili, quindi possono essere utilizzate solo dallo Stato. In più, tutte queste opere sono tutelate dalla Legge n 1089 del 1 giugno 1939: in conseguenza di ciò, teoricamente non possono subire modifiche che alterino le strutture originarie.

 

 

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