PREMESSA
Le Nuove Mura della Superba città di Genova sorgono ai confini di un naturale anfiteatro "di fronte tra il mare, a tergo il monte, a destra la lunga e spaziosa Valle del Polcevera, a sinistra la Valle del Bisagno angusta e minore". La grande cinta muraria e` lunga più di dodici chilometri; il suo percorso inizia presso il Capo della Lanterna, ormai soffocato dalla casualità apparente delle strutture fisse e precarie del porto, attraversa la cresta delle alture, che fiancheggiano il Polcevera, sale fino alla cima del Monte Peralto, a quota 489 metri sul livello del mare, quindi discende lungo il crinale a destra del Bisagno fino alla foce di quel torrente, per poi ricongiungersi ai vecchi bastioni delle Mura delle Cappuccine con una elegante continuità, come se il tempo non avesse modificato la ragione della propria esistenza.
In quel mirabile spazio naturale dove il manto verde dei boschi e dei prati ora si incurva dolcemente formando spazi ameni in cui l'uomo prima di noi ha sentito il bisogno di fermarsi e creare il proprio sito, ora si snoda in modo aspro e violento quasi aiutato dai rivi che scorrono a valle alla ricerca di uno sbocco al mare, si stagliano nel cielo con una fierezza quasi primitiva i Forti di pietra e appena si intravede una cortina muraria muoversi lenta, fra gli alberi ormai cresciuti o fra l'edilizia spesso casuale e insignificante.
Ora lo sguardo del solitario viandante svanisce fra le interminabili immagini di una città che si perde fra spazi senza ormai più un senso armonico e articolato come un tempo quando tutto era percepibile e chiaro. Non si ferma più a contemplare quella spontanea fusione di tetti di ardesia, di torri di pietra, di giardini 'ridenti', di campanili emergenti e di mura sinuose ma forti come quando "l'antica capitale della Liguria usciva dal Golfo con la sua Lanterna costruita su un piedistallo di roccia, coi suoi palazzi di marmo, i suoi forti, i suoi monasteri, le sue chiese, i suoi giardini verdi e le sue bellissime ville".
Era una danza continua quella delle Mura che seguivano instancabili il ritmo del tempo, dello spazio e del luogo, ma soprattutto dell'aspro crinale che giungeva senza frontiere al mare della nostra Superba città. Fra quei sicuri bastioni, dentro le possenti mura dei Forti, l'uomo mirava la propria città qualche volta pure nemica, per spiare i passi insicuri del nemico o le navi giungere dal mare, ma si udiva pure il suono del cannone, il freddo sibilo del vento, lo sparo dell'arma da fuoco e si percepiva da lontano il bagliore delle lucide baionette degli austriaci, dei francesi, dei genovesi.
La mirabile visione svanisce di colpo, le linee rigide ma sinuose delle antiche Mura perdono il fascino incontrollato del tempo, i chiari-scuri provocati dalla luce indefinita dei possenti Forti si spengono improvvisamente, tutto tace quando il pensier nostro si sofferma su le tragiche immagini di battaglia, di sangue, di morte. Quelle Fortificazioni, quelle Mura, furono costruite esclusivamente per difendere la Superba città di Genova dal nemico che invano cercava la gloria di una vittoria.
Da quelle potenti Architetture Militari il soldato infreddolito dal vento e dalla paura osservava le navi giungere in porto, i confini della città, controllava il nemico salire le pendici dei crinali del nostro anfiteatro, poteva vedere i propri compagni di sventura lungo la vecchia strada del cannone, poteva segnare i passi, il tempo, il calar del sole, ogni cosa.
Adesso, dopo tante battaglie, le Mura parlano ancora al curioso passante, ma il loro linguaggio, la loro lunga storia evocano ricordi diversi e contrastanti.
"Non conosco alcun viaggiatore europeo del sei e settecento che visitando Genova non si sia soffermato con stupore di fronte all'imponenza delle sue fortificazioni. Per molti di loro, l'immagine del fronte continuo di baluardi e di cortine che quasi si fondeva con la linea aspra di monti, era qualcosa di esaltante ed evocava in maniera tangibile la forza delle virtù repubblicane e la volontà dei genovesi di conservare gelosemente la loro libertà."
Con questa bellissima presentazione infatti il Prof. Arch. Leone Carlo Forti inizia il proprio intervento al Convegno "Forti di Idee" svoltosi a Genova il 6 e il 7 aprile del 1990, prima occasione ufficiale e pubblica, forse unica fino ad oggi per mettere a confronto le voci delle Pubbliche Amministrazioni, dell'Esercito e degli esperti nei vari settori che hanno affrontato la questione sotto l'aspetto storico, tecnologico, ambientale ed economico-legislativo.