LE TORRI
Le Torri fortificate, considerate nella seconda metà del '500 opere superate perché troppo esposte al tiro dell'artiglieria, per la loro sagoma vistosa, nell'Ottocento furono riprese in considerazione: queste strutture diventarono indispensabili per difendere ulteriormente la cinta dagli attacchi del nemico. Il Genio Militare Sabaudo, seguendo le direttive del Generale Agostino Chiodo e del Colonnello De Andreis, ed avvalendosi delle esperienze acquisite negli anni precedenti, decise di progettare alcune Torri all'esterno della cinta per potenziare la linea di difesa.
Nel 1818 il Genio Sardo decise la costruzione di quattro torri sia ponente che a levante delle Nuove Mura, ma presto, subito dopo la fretta iniziale giustificata da necessità politiche e tattiche, nonché dalla continua pressione del Colonnello De Andreis, per non aggiungere ancora l'alto costo e la loro effettiva utilità, i lavori furono sospesi, per cui l'immagine attuale è quella di torri decadenti e mozze, lasciate andare in un degrado sempre più evidente. Sono state costruite sui crinali secondari in corrispondenza delle punte dei bastioni e mai delle cortine, e sempre all'interno di quella fascia di rispetto di mille palmi oltre le mura, stabilita da un decreto del 1634.
La loro funzione era quella di poter proteggere i corrispondenti bastioni delle Mura, ma, quella opposizione generale del Corpo del Genio Piemontese che si era creata, confermava la poco attendibilità: "l'incompatibilità della forma circolare con il concetto di difesa fiancheggiante e la sensazione di debolezza che poteva suscitare una struttura in cui le linee di fuoco sono tutte divergenti".
Sul lato del Polcevera troviamo presso il Forte Tenaglia la Torre delle Bombe di cui restano solo le fondazioni circolari in calcestruzzo; di fronte al bastione pentagonale di Monte Moro una seconda torre ridotta anche questa a rudere; una terza presso la porta di Granarolo, attualmente troncata all'altezza del primo ballatoio in muratura, articolata all'interno da quattro arcate su pilastri triangolari; una ultima, la Torre di Monticello lungo la strada di Begato, ridotta pure a rudere.
A levante troviamo i resti delle fondazioni della Torre di S. Erasmo e poco più a nord quella di S. Simone le cui sembianze sono ormai ridotte ai minimi termini; inoltre più a sud delle precedenti e poco distante dall'omonimo portello, la Torre di S. Bernardino, l'unica rimasta in buono stato, ma isolata dalle Mura che la originò. Un'ultima Torre era collocata quasi di fronte al Bastione dello Zerbino, dal quale aveva preso il nome; oggi è scomparsa per lasciare il posto a un nuovo edificio.
Oltre a queste Torri, il De Andreis aveva progettato e poi realizzato, delle particolari Torri quadrate inserite ai fianchi dei bastioni per una migliore protezione.
I progetti furono messi in atto dal Corpo del Genio Sardo. Osservando le Torri si può notare come fosse stato curato il dettaglio e quella perizia tecnico-costruttiva tipica di tutte le opere di questa prima fase di intervento sabaudo. Esaminando la carta, queste torri quadrate sono individuabili in diversi punti delle cinta. Sul lato a levante se ne può vedere una sul bastione di S. Erasmo percepibile dall'ampliamento del lato verso mare. Scendendo dal Forte Begato verso il Forte Tenaglia, sembra che la 'Polveriera di Begato ora Chiappino' rilevata dal Brusco, si sia trasformata poi in una torretta quadrata, mentre, continuando la discesa, la 'Garitta Chiappino', indicata dal Porro sulla carta, sembra che si sia modificata inglobandosi nelle Mura stesse.
Il Bastione allungato subito prima della Porta di Granarolo presenta un ampliamento rispetto al rilievo del Brusco: rappresenta quindi una ulteriore testimonianza delle torri quadrate.