FORTE CASTELLACCIO
Lungo le mura, sul versante a levante, quasi parallelo al Bisagno, emerge il Forte Castellaccio; la sua torre, la Specola, è sempre visibile da qualsiasi punto della città, e sembra quasi dominarla, mentre dal lato est si percepisce una linea continua formata da mura e bastioni e il forte stesso.
Le sue origini risalgono ai tempi delle lotte fra Ghibellini e Guelfi, quando ancora aveva la sembianza di una torre che 'comunicava' con le altre torri della città. Infatti "nel 1318, oltre questo recinto, eravi una torre a capo del Faro, o sul Promontorio, dov'è la Lanterna, come pure un'altra a Monte Peralto, che chiamavasi Torre di Peralto, e fra queste due torri era la prima linea di difesa della città, e contro questa difesa furono vane le forze della Lega Ghibellina di Lombardia nel 1318, guidate da Marco Visconti. Passato poi al comando delle forze di Genova il Re Roberto di Napoli, con cui eransi i Genovesi alleati, questi rifabricò la distrutta Torre di Peralto che portò il nome di Castellaccio, in più aumentata di opere di difesa prese il nome di Specola". Si legge ancora nell'anno 1319 degli Annali: "allora gli Intrinseci (i Guelfi) edificarono in quest'anno, un castello con mura e fossi ed altri apprestamenti di fortezza sulla sommità del monte Peralto in retta linea sopra il monastero di San Barnaba e da quel tempo in fino ad oggi fu chiamato il Castellaccio".
Dopo quel periodo ritroviamo il Castellaccio protagonista nel 1477, quando fu preso d'assalto da Obbietto Fieschi, nel 1509, quando viene riconquistato dai Genovesi, nel 1527, quando i Genovesi, sempre per difendersi dai Francesi, rinforzano la posizione con 200 soldati. In una incisione del 1500 si può ammirare una immagine del Castellaccio formata da un recinto con due torri quadrate alle estremità.
Nel 1530 la fortezza viene restaurata e adattata alle nuove artiglierie mentre nel 1600, con la guerra con i Savoia per il feudo di Zuccarello, si propongono alternativamente ora la demolizione, ora il ridimensionamento ora una nuova destinazione del Castellaccio che venne poi usato come deposito di polveri e caserma per un piccolo presidio.
Durante il cantiere delle nuove mura, venne ribadita la necessità di rafforzare la difesa della città costruendo sulla sommità dei monti tre Forti: il Castellaccio, la Bastia di Peralto e la Bastia di Promontorio, affidando l'incarico di sovrastare alle fortificazioni di Castellaccio a Gregorio Torre (nota). Il 30 agosto del 1633, l'illustre Magistrato delle Nuove Mura, decideva di demolire la fortezza di Castellaccio lasciandovi le mura sui lati per potervi fare alloggiare i soldati.
Dopo più di un secolo e mezzo, ritroviamo una dettagliata planimetria del Castellaccio in un rilievo del Brusco dove il Forte appare inserito in un tratto di bastioni, formato da due lunghe cortine longitudinali sulle quali si reggono le caserme ed i magazzini; a settentrione viene circoscritto da un nuovo recinto il deposito delle polveri con il suo caratteristico tetto a cuspide. Nella stessa tavoletta, nella quale è riportato il numero IX, si può notare, di fronte al penultimo baluardo prima del Castellaccio, il rettangolo delle Forche. "Erano queste delle macabre intelaiature in legno, che già appaiano in molte altre incisioni e vedute della città e dei suoi dintorni del XVI e XVII sec., poste a una distanza di poco più di 100 palmi a valle del Castellaccio e com'è precisato nello stesso disegno, erano erette su un piccolo sperone roccioso. La posizione scelta per le forche era certamente in relazione a quella del Castellaccio, le cui prigioni lontane dalla città, sicure e ben custodite da ultimo rifugio al condannato prima dell'esecuzione. Si dice che le signore della buona società genovese, in cerca di emozioni e con un gusto quanto mai strano dell'orrido, salissero sino al Righi per vedere da vicino l'impiccato. Anche se alcuni fatti come questi non possono avere alcun rapporto con l'architettura militare, tuttavia ci indicano indirettamente quale poteva essere l'ambiente che circondava le fortificazioni, un ambiente fatto di solitudine e di silenzio, un mondo particolarmente selvaggio e crudele da dove la città e il suo porto dovevano apparire ancora più lontani e inaccessibili di quello che appaiono oggi". Un secondo rilievo del Codeviola del 1788 conferma quasi integralmente questo sistema già descritto dal Brusco
Tra il 1817 e il 1823 il Castellaccio assunse quella configurazione che adesso noi ammiriamo; venne costruita la Specola, una massiccia torre a tronco di piramide dalla pianta ottagonale in mattoni, e il percorso di collegamento tra il forte e la torre, presupposti per una totale riorganizzazione del Castellaccio. Infatti, poi, per delimitare l'area di pertinenza, all'interno delle mura venne realizzato un nuovo recinto quasi a forma di tenaglia con il monumentale portale al centro.
Inoltre, come descrive Giorgio Pizzimenti in mensile della Marina Militare, "fin dal 1875 l'Istituto Idrografico aveva creato nella torre Specola un osservatorio magnetico, mentre nel 1908 venne anche attivato il Servizio Meteorologico con l'allestimento di un Osservatorio che andò a costituire una delle stazioni fisse della rete meteorologica nazionale: per ospitare la strumentazione necessaria, estesa negli scorsi anni '60 alla misurazione della radioattività, fu costruito sulla Torre un corpo di fabbrica di due piani, abbandonato negli anni '70 quando venne a cessare la ricerca metereologica esercitata fin allora dall'Istituto".
Oggi l'Istituto Idrografico della Marina, dopo aver proposto un progetto di massima di un recupero funzionale dell'immobile per la costituzione di un archivio storico dell'Istituto, fornendo gli elementi storici e artistici che giustificano l'intervento, è in attesa di una possibile realizzazione, nonostante la domanda fosse già stata accolta dalla Soprintendenza.
Forte Castellaccio: immagini
La caserma ottocentesca, oggi nascosta dagli alberi
Cortile interno della caserma del Castellaccio
Panoramica del Forte Castellaccio e della Torre Specola
Panoramica sulla città dalla terrazza della Torre Specola