"Un primo gruppo, si doveva impostare attorno alla collina del Belvedere e raggiungere con un grande arco avvolgente il letto del torrente Polcevera, a monte e a ponente di Sampierdarena. Gli elementi più interessanti di questi trinceramenti riconoscibili in dei disegni del 1747, sono le ridotte della Crocetta e la lunetta del Belvedere. Un secondo gruppo più complesso di fortificazioni provvisorie, fu ideato con trincee a dente di sega intervallate da ridotte a pianta quadrata, che occupavano tutto il crinale ad arco di cerchio, che aveva origine dallo Sperone e che terminava nelle due colline del Fratello Maggiore e del Fratello Minore. A mezzo miglio a settentrione di questi due punti fu necessario fortificare, con un riparo provvisorio in pietre a secco, anche la vetta del Monte Diamante, mentre a chiudere l'arco di cerchio di fonte al borgo di Begato, si scavarono altre trincee servite da tre piccole ridotte, oggi completamente scomparse. Un terzo gruppo di opere di perfezionamento furono le fortificazioni a freccia, che s'innestarono sulle mura dello Zerbino e che costituirono una linea di difesa avanzata della Val Bisagno, di fronte al Santuario della Madonna del Monte. In ultimo si dette il via a un'altra grande linea di trinceramenti, di cui non conosciamo che una rappresentazione planimetrica molto schematica. Queste fortificazioni avevano inizio dalla parte opposta del torrente Bisagno e avvolgevano da settentrione e da levante la collina della Madonna del Monte. Proseguivano verso il mare, digradando lungo un crinale individuabile all'incirca in alcune 'crose' d'Albaro, come via Puggia e via San Luca d'Albaro, continuavano lungo l'attuale via Torre dell'Amore e di lì, costeggiavano le scogliere, fino alle due batterie di S. Nazaro e di S. Giuliano".