LEGGENDE, MISTERI E "DICERIE"

 

 

 Si racconta che Genova e il suo centro storico siano circondati da un'aura di mistero. I Forti non sono da meno: hanno sempre esercitato un fascino indiscreto su giovani e adulti, anche grazie alle leggende ed ai misteri che si narrano su loro. Chi non ha mai sentito parlare, ad esempio, dei passaggi segreti che dovrebbero collegarne alcuni? Questi rappresentano i misteri più frequenti e, naturalmente, custoditi con cura. Guarda caso, i relativi cunicoli non li ha mai trovati nessuno; oppure sono stati visitati in gioventù da qualcuno che, ovviamente, oggi non ne ricorda più l'accesso. Del resto, sui documenti o disegni originari questi passaggi non sono indicati. Qualcuno potrebbe argutamente pensare "ma se sono segreti, sulle carte non erano certo segnati". Le maestranze dell'epoca dovevano avere disegni di riferimento, i quali erano poi versati negli archivi militari. Se esistessero, oggi sarebbero consultabili, in quanto non esiste più il segreto militare, essendo quelle opere divenute "edifici monumentali" e tutelati, sia essi sia i loro disegni di progetto. Ma esistono realmente questi passaggi sotterranei?

 

 Forte Monteratti nasconderebbe labirintiche segrete, all'interno delle quali vi sarebbe una stanza murata completamente invasa dall'acqua, contenente ancora armi ed il corpo di qualche sfortunato soldato. Ovviamente nessuno ha mai potuto vedere quel locale, le cui notizie sono relative più ai "si dice" che a reali testimoni oculari; in più, nessun disegno riporta quei cunicoli.

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 Le piccole Torri mai completate all'esterno delle Nuove Mura sarebbero invece, secondo testimoni, collegate tra loro (o alle mura cittadine) da un camminamento sotterraneo. Spesso è il termine "camminamento" che riporta alla mente un passaggio sotterraneo; ma così non è. Il camminamento, nelle nostre fortificazioni, è solo all'aperto, o comunque non sotto il livello del terreno. Come abbiamo letto nella scheda relativa alle Torri ottocentesche, un collegamento al cammino coperto della cinta era effettivamente previsto, ma in ogni caso solo tramite "caponiere", ossia gallerie in superficie e non sotterranee (quest'ultime sicuramente più costose da realizzare). Queste torrette non furono mai completate, nonostante fossero state approvate dal Sovrano in persona; anzi, furono oggetto d'aspre critiche tra gli ingegneri del tempo a causa della loro forma circolare. Ciò costò l'abbandono a metà del progetto.

 Perché possiamo negare con certezza l'esistenza di quei passaggi? Dai documenti d'Archivio apprendiamo che i lavori di costruzione delle Torri, incominciati nel 1819, furono temporaneamente accantonati l'anno dopo e ripresi nel 1823, per essere definitivamente interrotti due anni dopo. La costruzione, a causa del clima spesso rio, poteva soltanto essere attuata nel periodo estivo. Calcolando che, in sei anni, il lavoro svolto intorno a queste opere non poté superare i dodici mesi, e tenendo a mente l'epoca presa in visione ed i mezzi allora a disposizione, è palese che, in quel lasso di tempo, eventuali cunicoli sotterranei non poterono certo essere stati eseguiti. In più, osservando la distanza dall'una all'altra Torre e la conformazione del terreno, si può escludere quest'ipotesi. Fra l'altro queste opere, come già detto, non furono mai completate né utilizzate, quindi anche la prevista caponiera di collegamento alle Mura (o un'ipotetica galleria sotterranea) non fu certamente iniziata.

 Altra Torre in possesso di passaggio segreto è quella di San Bernardino. Quest'opera era collegata, originariamente, all'omonima porta (quindi alla cinta) tramite una caponiera. Secondo alcune fonti quest'ultima, invece di terminare appena superata la Torre, proseguiva interrata fino all'antica villa Bruzzo, situata sulle Mura dove oggi è la residenza San Camillo. L'incoerenza è questo doppio collegamento alle Mura: se esistesse effettivamente la galleria alla Villa, non avrebbe infatti senso la presenza della caponiera di collegamento a Porta San Bernardino, opera senz'altro più veloce da attuare e meno costosa da realizzare.

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 La leggenda più comune, non supportata da prove documentali, riguarda i cunicoli di comunicazione lungo le Mura. Secondo testimonianze, queste sarebbero collegate da passaggi sotterranei. Perché non è possibile ciò? Perché la cinta è stata realizzata senza l'ausilio di mine, utilizzando solo picconi e derivati per scavare la roccia. Quanto tempo ci sarebbe voluto per scavare un lungo cunicolo nel vivo scoglio, nel XVII secolo? Una galleria sotterranea aveva anche bisogno di prese d'aria, feritoie con funzione anche difensiva. Queste non sono presenti. L'equivoco nasce probabilmente dalla frase ricorrente "collegamenti - o camminamenti - lungo la cerchia". Ma questi rappresentano solo il cosiddetto "cammino di ronda", ancora oggi visibile, sul parapetto, all'aperto.

 Secondo una tradizione, le Mura dello Zerbino sono il luogo frequentato dal più volgare spettro cittadino. Tradisce intanto l'orario della categoria, non apparendo a mezzanotte ma all'alba, anche se attende la foschia, rara per quella zona; poi è laido e lacero, dall'aspetto quasi disumano, e maledice il malcapitato in cui s'imbatte. Sembra che si manifesti ogni dieci anni (sarebbe interessante conoscere la data dell'ultima comparizione ...)

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 Il presunto passaggio segreto tra i Forti Sperone e Diamante è un altro mistero a tutt'oggi sulla bocca di chiunque. Precisiamo subito che il passaggio non esiste; l'equivoco è nato quando la notizia fu pubblicata in un libro dedicato ai Forti genovesi. L'autore ha infatti frainteso le notizie che l'Anonimo del 1818 riportava sul Forte Sperone. Premettiamo che attraverso quest'ultimo, nel 1818, passava l'unica strada che immetteva al Forte Diamante (il Puin e i Due Fratelli all'epoca erano appena stati incominciati), la quale usciva da una poterna tuttora esistente sul versante Polcevera: "Sulla costa del monte il baluardo che forma l'angolo superiore ossia vertice sommo del gran recinto è fatto a forma di sperone di antica nave ... assai elevato è ... in sulla cresta del monte, da cui si esce per una porta secreta di comunicazione col Diamante". La "porta secreta" quindi non è altro che la Poterna.

 Forse sono in pochi a sapere che, al Forte Sperone, è legato anche il ricordo di un fantasma "dal brutale aspetto"; sembra che quest'entità sia apparsa "dietro invito formale" una sola volta, in data imprecisata tra il 1800 ed il 1900, a seguito di una seduta spiritica svoltasi "in una scuderia abbandonata, sotto la costruzione principale del forte". Lo spirito raccontò "di aver lì la sua dimora: dalla fine del '600, quando aveva assassinato una pastorella. E il corpo della ragazza, orribilmente straziato, effettivamente era stato trovato a suo tempo dai contadini".

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 Tra il Forte San Giuliano e Brignole esisterebbe un passaggio sotterraneo di collegamento. Non consideriamo minimamente questa notizia; basta pensare quanto tempo, fatica e denaro può essere costata una galleria del genere, senza contare alcune difficoltà oggettive rappresentate dallo "scavalcare" almeno tre valli, delle quali, quella più ampia, è la vallata del Bisagno. La leggenda è di recente costituzione, dopo aver visto i numerosi cunicoli che circondano il Forte. I quali non conducevano a zone lontane, ma in origine compivano solo il periplo della fortificazione.

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 Di altro genere, invece, i misteri che si celano all'interno del Forte Tenaglia. Il primo riguarderebbe il "tesoro di Napoleone", nascosto nella fortificazione. Se anche questo esistesse, sarebbe ormai introvabile, in quanto la Tenaglia dei tempi di Napoleone era ben diversa da come la conosciamo oggi. In alternativa, potrebbe essere già stato scoperto dalle maestranze che lavorarono all'ampliamento dell'opera, tra il 1815 ed il 1836.

 L'altro arcano risalirebbe all'epoca della seconda guerra mondiale. Sembra che le truppe germaniche, di stanza nell'opera in quel periodo, prima di abbandonare il complesso abbiano nascosto "qualcosa" in un posto particolare, tipo una nicchia o una "mezzaluna". Ad alimentare il mistero concorrerebbe la storia del vecchio soldato tedesco che, dopo circa trent'anni, si ripresenta sul luogo ai concessionari dell'epoca (siamo negli anni '70), munito di una rudimentale mappa e dell'intenzione di recuperare il "qualcosa" (documenti? Armi? O cos'altro?). L'ingresso però gli viene negato, si sarebbe dovuto rivolgere al Genio Militare per avere il permesso d'accesso (in quel periodo l'opera era ancora teoricamente in consegna al Ministero della Difesa). L'anziano milite annuisce, ripromettendosi di tornare. Ma da allora nessuno l'ha più visto.

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 Al Forte Castellaccio ed alla Torre Specola sono legati due misteri - si potrebbero definire - soprannaturali. Un dirigente dell'amministrazione postale, che lavorava all'interno del Forte, possedeva due cani (i quali, si dice, sono molto più sensibili dell'essere umano nel recepire ... come dire ... "presenze non manifeste"). Questi, liberi di gironzolare per i vasti terrapieni e le strutture abbandonate, evitavano accuratamente due luoghi precisi. Il primo è una vecchia polveriera abbandonata, sulla parte più elevata del complesso, l'altro era il sito sul quale si erige la Specola. Quando si trovavano costretti a passarvi, ringhiavano nervosamente. Sempre. Ma nella polveriera non entravano. Ed alla Torre non si avvicinavano. In quest'ultimo luogo, come già detto, per secoli vi sono state eseguite le esecuzioni capitali; può darsi che "qualcosa" sia rimasto "nell'aria", e che i cani lo avvertissero: ma la polveriera?

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 Concludendo. Le fortificazioni hanno sempre stimolato la fantasia, riguardo passaggi segreti che finora nessuno è mai riuscito a trovare, oppure la speranza di imbattersi in qualche cimelio storico nascosto dietro a stanze murate (elmi, armi, documenti, magari anche tesori o resti di qualche prigioniero dimenticato). In quei complessi non si trova niente di tutto questo, sono ormai stati "rastrellati" in lungo e il largo. Tuttalpiù si possono trovare cisterne vuote e sotterranei (ossia semplici cantine) pieni di "rumenta": tutto ciò che c'era da scoprire, purtroppo ormai è stato già scoperto dalle generazioni precedenti. I Forti sono strutture che vanno rispettate, rappresentano la storia genovese, architettonica e bellica; fanno parte del NOSTRO patrimonio culturale. È assurdo rovinarne i manufatti, distruggere in un minuto ciò che è costato mesi, anni di fatiche. La difesa di queste opere è responsabilità comune, non solo degli organi preposti alla loro conservazione.

 

 

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