I NUOVI FORTI

 

Le iniziali ARC (Ret) e BR (Ret) presenti nel testo indicano le caratteristiche delle bocche da fuoco, ossia Acciaio Rigato Cerchiato (a Retrocarica) e Bronzo Rigato (a Retrocarica). Il numero denota il diametro della bocca del pezzo, espresso in centimetri. 

 

Durante gli anni '80 dell'ottocento, nel ponente cittadino furono eretti tre nuovi Forti. Questi si differenziano da quelli più antichi per il tipo di materiale da costruzione e per la diversa disposizione delle bocche da fuoco. L'artiglieria era presente solo sul lato esposto all'attacco; questo è mimetizzato con il terreno e la collina, quindi verso il nemico è davvero invisibile. Nelle armature della caserma è aggiunto il calcestruzzo. Nella disposizione strutturale sono molto simili l'uno con l'altro. Le opere comprendono un terrapieno sul quale erano messi i cannoni: le piazzole sulle quali erano imperniati sono intervallate dalle riservette per le munizioni. Lo scopo di queste opere poco conosciute era d'impedire l'accesso dal litorale alla strada verso Alessandria.

Forte Monte Guano si raggiunge dal Santuario di Coronata percorrendo via Monte Guano. La caserma è addossata alla cima del monte omonimo, la quale estremità fu spianata in modo da ricavare le postazioni per quattro cannoni da 12 ARC in cupola, dette anche "affusto corazzato": questi, insieme a tre cannoni da 57 mm a tiro rapido in torretta a scomparsa, situati lungo il perimetro esterno del fossato, erano utilizzati per battere verso la costa di Multedo; due mortai da 15 ARC (Ret) erano collocati al lato della caserma per battere Borzoli. L'opera aveva una guarnigione di 50 uomini: in caso di guerra poteva accoglierne altri 70.

All'inizio del nostro secolo, persa l'importanza strategica, fu adibito a deposito munizioni. Alla fine della prima guerra mondiale, al suo interno furono trasportate notevoli quantità di un potente esplosivo denominato "cordite". A seguito delle proteste della popolazione locale, nel novembre del 1923 si decise di trasportare il pericoloso materiale sul Turchino, nei Forti Geremia ed Aresci (strutture che analizzeremo più avanti). Durante le operazioni di trasferimento, la mattina dell'otto novembre un'esplosione distrusse parzialmente la caserma. La deflagrazione, avvenuta probabilmente per l'accidentale caduta di una cassa, provocò numerose vittime e feriti; causò il crollo della facciata della caserma e ne demolì completamente l'angolo di ponente. La Cappella che si trova all'inizio della strada fu eretta in memoria delle vittime. La fortificazione rimase abbandonata fino al 1939, quando divenne sede di una batteria - contraerea (odierno punto di vista della foto precedente). Abbandonata dai militari al termine del conflitto, al suo interno trovarono rifugio, per un certo periodo, alcune famiglie (publifoto) di senza tetto. Il Forte è rimasto completamente disabitato fino alla metà degli anni '70. Oggi ogni entrata è completamente murata; di conseguenza non è possibile accedere all'interno delle strutture.

La caserma, su due piani, era preceduta da un fossato. L'accesso avveniva al piano superiore (l'unico attualmente visibile dall'esterno), tramite ponte levatoio; qui si presenta un corridoio che dà accesso ai locali. Lungo il corridoio troviamo le scale che ascendono alle postazioni in cupola. Sulle scale di servizio sono ancora visibili alcuni motti fascisti, dipinti sulle pareti. Sul fronte principale della caserma è collocata una lapide. Attualmente il Forte e l'area circostante sono proprietà privata.

La strada proveniente da Coronata prosegue e termina, oggi, dopo il cimitero di Cornigliano; in origine proseguiva adducendo al Monte Croce, sulla cima del quale si ergeva il Forte omonimo, ed al Casale Erselli. Questo era a pianta trapezoidale, cinto da un fossato. L'accesso era situato sul lato sinistro e constava del ponte levatoio; entrati suo tramite all'interno della struttura s'incontrava, al lato, il corpo di guardia. Davanti si parava la caserma a piano unico, con molteplici porte d'accesso ai magazzini d'artiglieria. Alcune scalette di metallo imperniate sulla facciata della caserma permettevano di raggiungere la linea di fuoco e le due torri per altrettanti cannoni da 57 mm a scomparsa. Il Forte era armato anche con quattro cannoni da 15 e dodici da 9. Era provvisto di due "Batterie Nord" di rincalzo situate al di fuori della struttura, rappresentate da altre postazioni per bocche da fuoco puntate verso ponente. Durante l'ultima guerra è stato impiegato dalla Contraerea. L'opera è stata demolita nel 1960 per spianare la collina, in modo da ottenere la terra necessaria alla realizzazione, sullo spazio in origine occupato da splendide spiagge, dell'area siderurgica ed aeroportuale di Cornigliano e Sestri. Di questo Forte resiste solo un piccolo fabbricato, completamente fagocitato dalla vegetazione ed ormai inaccessibile, il quale rappresentava il corpo di guardia.

Il Forte Casale Erselli, situato 300 metri dopo, era strutturato in maniera identica all'opera precedente; unica differenza è riscontrabile nella caserma (che qui è più lunga) e nell'accesso, situato nella zona centrale. Il Forte prende il nome da un cascinale non più esistente presente in quella zona. Si raggiunge percorrendo via Erzelli; poco prima del deposito container, si incontrano ed oltrepassano i resti dell'originario accesso al complesso. Da qui, la strada conduce direttamente all'ingresso del Forte, in origine provvisto di ponte levatoio. Le artiglierie erano puntate verso il mare e verso ponente; all'esterno erano sistemate tre Batterie di rinforzo, così da risultare armata complessivamente di 22 bocche da fuoco, tra le quali cannoni da 15, da 9, due da 57 mm in torretta a scomparsa, due mortai da 15. La fortificazione, delimitata da un fossato e mimetizzata con un riporto di terra, è a pianta trapezoidale. La caserma è composta da numerosi vani, con robusta volta coperta da un getto di calcestruzzo. L'acquartieramento era di 60 uomini, ai quali se ne potevano aggiungere altri 100 in caso di necessità. L'opera è stata abbandonata dai militari solo nel 1945, dopo che al suo interno era stata installata una contraerea; successivamente è stata occupata dai senza tetto. Attualmente è ancora abitata.

 

Altre due fortificazioni sono localizzate nella zona del Passo del Turchino, e prendono il nome dai colli sulle quali sono state erette.

Forte Bric Aresci si raggiunge, provenendo da Masone, tramite la rotabile che adduce ad Acquasanta. Con una deviazione sulla destra, ed un ulteriore biforcazione in salita a sinistra, inizia l'ultimo tratto, piuttosto sconnesso. Di questo Forte non esiste quasi più nulla. I primi resti che si incontrano sono quelli del corpo di guardia; al suo fianco notiamo un grande piazzale, di fianco al quale sorgeva la caserma. Questa era una costruzione a piano unico contenente gli alloggi per un totale di 93 uomini. Di fronte, scavato nella vetta originaria della collina, era il magazzino a polvere. La linea di fuoco era sul retro: qui si possono ancora vedere, nascoste dai rovi, le piccole riservette di servizio e le piazzole per sei cannoni da 12 BR (Ret) e quattro da 9 BR (Ret). Gli obiettivi erano dislocati lungo la provinciale Voltri-Masone.

Il 28 gennaio 1914 parte della fortificazione deflagrò. La disgrazia causò vittime. L'esplosione danneggiò gravemente le strutture. La vegetazione ha ormai invaso i poveri resti dell'opera, compreso il fossato che la circondava per buona parte; sono riconoscibili solo le postazioni delle bocche da fuoco.

Per arrivare a Forte Bric Geremia, si imbocca la rotabile verso il Passo del Faiallo. Il complesso, abbandonato alla fine dell'ultima guerra, non è visibile dalla strada. Completamente mimetizzato, è un tutt'uno col monte. La caserma è in pietra, su due piani.

Le strutture, abbandonate per oltre 50 anni, hanno subito danni evidenti. Parte della caserma era infatti franata. Molti locali erano pericolanti, mentre l'originario soppalco in legno tra i piani era da tempo crollato. Una caponiera è posta ad un'estremità della caserma, per il controllo e la difesa della strada d'accesso e dello spiazzo antistante l'ingresso; qui, in origine, era un blando fossato. Sul portone si scorgevano le tracce di un piccolo stemma; sui mattoni laterali, sentinelle di cent'anni fa hanno lasciato il nome. Dal retrostante cortile una galleria conduce alla batteria delle bocche da fuoco. L'armamento era composto da 2 cannoni da 9 BR (Ret) e da 6 cannoni da 12 BR (Ret). Obiettivi erano i "Contrafforti che formano il vallone del Turchino - Alture fra la Stura e la Vezzola". Il complesso è quasi totalmente circondato da un duplice fossato. Nel 1996 si è deciso il "riuso del Forte di Geremia come posto di ristoro e pernottamento". Dopo il recente ripristino, oggi il Forte si presenta come in origine. La parte crollata è stata accuratamente restaurata. Le finestre sono protette da grate metalliche, il portone principale con un robusto portone. E' stato anche ripristinato il soppalco tra i due piani interni. La retrostante batteria è stata accuratamente ripulita dalle macerie, e l'accesso dalla galleria protetto con una cancellata.

La struttura sarà destinata a polo attrezzato, connesso al Parco del Beigua ed all'Alta Via dei Monti Liguri.

 

 

 Altre immagini:

 Forte Monte Guano: resti delle originarie strutture 

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