PREMESSA

 

 

Cospirazioni, guerre e assedi sono eventi comuni a molte città fortificate le quali, per difendersi, erano costrette a circondarsi di mura e ad erigere castelli e torri. La storia di Genova è ricca di questi avvenimenti bellicosi perché, "grazie" allo sbocco verso mare, era una città ambita da molte potenze straniere. Purtroppo, le vicende storiche e l'espansione della città hanno, col tempo, contribuito a cancellare quegli antichi fortilizi, dei quali rimane solo il ricordo nei toponimi e nelle antiche "vedute" degli incisori. Il più famoso di questi è senza dubbio il Castelletto. Fra l'immenso patrimonio storico-artistico-architettonico che può annoverare la nostra città, vanno inserite anche le cosiddette "Nuove Mura" (ancora in gran parte conservate), ed almeno l'80 % delle fortificazioni permanenti.

Queste antiche opere hanno sempre affascinato gli studiosi, i quali sono spesso "impazziti" nel reperire i documenti originari inerenti l'argomento. Ancora oggi esistono date contraddittorie circa il periodo di costruzione delle fortificazioni. Spesso la loro realizzazione viene "liquidata" in quattro/cinque anni; attenzione, però: all'epoca le maestranze erano costrette a lavorare solo in determinati periodi dell'anno, a causa del freddo. Inoltre i Forti sono collocati in collina, comunque fuori dalla città dell'epoca (compresa tra Brignole, Lanterna e Sperone). È quindi evidente che non bastavano quattro anni per innalzare, ad esempio, il Forte Monteratti (come viene erroneamente dichiarato da taluni). È asserito "non è facile reperire documenti d'archivio che attestino la data esatta, perché il segreto militare imposto sulle opere difensive vietava la diffusione di notizie nonché il successivo versamento dei documenti pertinenti negli Archivi di Stato". Tale affermazione è senza dubbio inesatta. Prima di tutto perché i documenti furono a suo tempo versati negli Archivi: infatti, sono oggi consultabili da chiunque li richieda, basta solo avere la pazienza di cercarli. Inoltre bisogna ricordare che il divieto di rendere pubbliche informazioni militari si ha solamente nel 1934, per mezzo di un Regio Decreto; infatti, tanto per fare un semplice esempio, le fortificazioni sono sempre state riprodotte pubblicamente in ogni modo, dalle foto alle cartoline postali: dopo tale data ciò non è più avvenuto. Il veto imposto nel 1934 è decaduto alcuni anni fa, le nostre fortificazioni non sono più "zona militare" in quanto appartengono (salvo rare eccezioni) al "Demanio Pubblico dello Stato". Il problema è nella ricerca dei documenti, perché il materiale storico è purtroppo conservato in Archivi diversi, cioè a Roma, Parigi, Torino, Genova. Può quindi capitare, per comprendere un disegno conservato oggi a Roma, di dover consultare un documento in origine allegato, oggi custodito a Genova.

Al presente, gran parte delle nostre fortificazioni sono ridotte in pessime condizioni. Alcune sono state demolite, altre fagocitate dall'espansione urbanistica dei quartieri. Delle numerose cinte murarie che hanno protetto la città nei secoli, rimangono ormai pallide tracce. Le meglio conservate sono le seicentesche Nuove Mura, le quali, intorno al 1885, avevano già perso l'importanza strategica. Nel 1891 fu quindi iniziato l'abbattimento delle Fronti Basse (tanto per intenderci le Mura venute alla luce durante gli scavi per il parcheggio sotterraneo di piazza della Vittoria), demolite in modo da permettere lo sviluppo topografico della città verso est, ossia i comuni annessi qualche anno prima, e la possibilità di effettuare, nell'enorme spianata risultante, le celebrazioni Colombiane.

L'espansione verso ovest avvenne cinquant'anni dopo: questa era ostacolata, secondo il governo dell'epoca, dalla massiccia presenza di quel promontorio naturale che era la collina di San Benigno; quindi piuttosto che scavare ampie gallerie stradali, si preferì radere al suolo l'intero colle. La grande spianata che si venne a creare è stata maldestramente usata; infatti, ancora oggi non esiste continuità fra Genova e Sampierdarena.

La perdita dell'interesse storico verso i Forti avviene "grazie" al citato Regio Decreto n 1728 del 28 settembre 1934, una legge secondo la quale, il fatto di vedere un tale Forte, non poteva essere riferito a nessuno. Questo perché in essi spesso era collocata una Batteria detta "Contraerea" (e non "Antiaerea", termine riferito invece alle gallerie - rifugio, ossia ricoveri antiaerei). Dopo la guerra il Peralto era quasi totalmente Zona Militare, quindi avvicinarsi a certe fortezze era impossibile; altre furono abitate da emigranti e senza tetto, per tale motivo esse non rappresentavano più la storia di Genova, ma una casa. Poi, dalla metà degli anni '50, l'abbandono e l'indifferenza totale. "La presenza dei Forti non è mai avvertita. Se un colpo di vento li sollevasse tutti insieme per farli volare verso paesi più ospitali, forse non ce ne accorgeremmo neppure ... Ma se la Croce del Fasce riesce a entrare ... nel nostro sguardo e nelle nostre considerazioni, per i Forti questo non accade ... per Genova è come se fossero da un'altra parte" (Roberto Badino).

Nel 1990 si svolse il convegno "Forti di idee - Proposte per il recupero delle fortificazioni di Genova", presso il quale intervennero studiosi ed esperti in materia. Dopo il trasferimento del Gen. Manfredi (fautore dell'evento) presso altra sede, si può senz'altro affermare che si perse ogni interesse e che tutto tornò come prima. Solo il Begato ha ricevuto un finanziamento dalla CEE, ed è stato restaurato. A Genova la "coscienza storica" forse non è molto sentita. In molte città italiane le antiche fortificazioni sono ben conservate, cartelli turistici ne esplicano la storia. Se chiediamo ad un lucchese cosa sono le "sortite", ci risponderà senz'altro, il genovese, nonostante abbia a disposizione quasi 12 chilometri di cinta muraria e numerose di quelle, no. Del resto, i genovesi hanno uno strano rapporto con la loro città: non sanno, ad esempio, che la stazione ferroviaria di Principe è di "Piazza" e non di "Porta" (come si ostinano a scrivere i mass-media. Del resto una Porta Principe in città non è storicamente mai esistita!), dedicano due vie allo stesso personaggio, vedi via Frà Vincenzo da Fiorenzuola e via Vincenzo Maculano. Oppure (ma qui la colpa è dei topografi), negli stradari cittadini si continua a citare "via Giuseppe Fantuzzi", la quale è scomparsa da più di trent'anni.

Nonostante tutto, i Forti mantengono intatto il loro fascino, sarà il tipo di struttura, o la speranza di trovare ancora "qualcosa", oppure semplicemente il fatto che sono in campagna, dove si respira quell'aria buona che stimola l'appetito. In ogni caso vanno "rispettati", molti uomini hanno sofferto nell'innalzarli; i Forti appartengono al nostro patrimonio storico, rappresentano una breve parentesi di storia genovese: e chissà che un domani non possano tornarci utili ...

 

BIBLIOGRAFIA STORICA

documenti presso:

Archivio Storico del Comune di Genova; Archivio di Stato di Genova; Archivio di Stato di Torino; Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Roma; Biblioteca di Palazzo Rosso, Genova; Biblioteca Reale di Torino; Collezione Topografica del Comune di Genova; Istituto Geografico Militare Italiano, Firenze; Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio, Roma; Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria, Genova; Service Historique de l'Armée de Terre, Pari s - Vincennes; Ufficio 1 Direzione Genio Militare - Sezione Staccata di Genova.

 

 

 Torna al Sommario