LE TORRI OTTOCENTESCHE

 

 

Delle torri difensive a Genova si era ricominciato a parlare nel 1747, senza che nulla si facesse per realizzarle. Nel 1811 i francesi progettarono tre modelli "tipo" di torre a pianta quadrata, i quali si differenziavano tra loro nelle dimensioni, nell'acquartieramento e nell'armamento. Queste fortificazioni erano destinate al supporto di Batterie costiere ovvero alla protezione di scali marittimi. L'idea delle "torri modello", mai attuate a Genova né, pare, in Liguria, fu presumibilmente ripresa nel 1815 dal generale Bentinck; queste opere dovevano essere elevate all'interno delle Mura per resistere "ai progressi dell'inimico che fosse in qualche sito riuscito a sorprendere la cinta". L'erezione di alcune di esse fu iniziata sulla cerchia in val Polcevera e tra i Forti Richelieu e Santa Tecla. Tuttavia di queste costruzioni, abbandonate dopo aver realizzato parte delle murature del piano terra, oggi non v'è traccia.

Nella nostra città il Regno Sardo, dopo il 1817 progettò ed iniziò la realizzazione d'alcune Torri a pianta circolare. Di queste esistono due modelli, quelle grandi e quelle piccole, derivanti dalla stessa idea. Il diametro era condizionato dall'ampiezza del sito di realizzazione. Delle Torri piccole, tre sulla val Bisagno e quattro sulla val Polcevera, l'unica completata in parte è stata quella dello Zerbino. Erano previste anche numerose Torri fra il Monte Ratti ed il Monte Fasce, ma, annullando questa "linea", furono incominciate, terminate ed utilizzate solo quelle di Quezzi, del Monte Ratti e di San Bernardino. Quelle piccole dovevano essere provviste di caditoie (per difendersi da eventuali assalti alla base dei "minatori" nemici), cisterna, magazzino viveri e munizioni ed una discreta guarnigione. Servivano per la difesa del piede delle Mura. Potevano difendersi mutuamente con cannoni, essere protette dai fucilieri postati sulla Cinta, ed in un secondo tempo essere collegate, tramite gallerie di superficie, al fossato delle Mura.

Nel 1824 queste opere furono criticate, perché non c'era bisogno di "invocare a consiglio ... aiuti e idee straniere", critica con riferimento alle idee basate sui "moderni" tracciati di Montalembert, che stavano incominciando a prendere piede in Austria ed in Germania. Successivamente lo stesso architetto ideatore, identificato nel maggiore Giulio Andreis, farà autocritica: riconoscerà, infatti, che il sistema di torri da lui ideato rappresentava solo un "modo per aver degli avvisi dell'avvicinamento dell'inimico", e che era stato concepito solo per il basso costo e la rapidità d'erezione. Anche per queste cause, nel 1825 la realizzazione delle Torri fu sospesa; ne furono incominciate solo tre al Monte Ratti, tra le quali quella Superiore, sarà inglobata successivamente all'interno del Forte.

Le piccole Torri sono identiche tra loro. Probabilmente, secondo l'originario progetto, dovevano essere uguali (tranne nelle dimensioni) alle Torri grandi.

In val Bisagno s'incontrava, a salire, Torre Zerbino. Nonostante fosse una delle più complete, non è mai stata utilizzata a scopo militare. Denominata "Diviar" dal 1930, fu demolita sei anni dopo per la realizzazione della Scuola della Giovane Fascista, ossia l'attuale Magistero.

Quella successiva è Torre San Bernardino. Segue Torre Sant'Erasmo, ora completamente fagocitata dalla vegetazione, lasciata incompiuta al piano seminterrato. L'ultima è quella di San Simone o delle Chiappe, la quale edificazione è stata interrotta al piano terra; attualmente è completamente invasa dal verde.

In val Polcevera ne esistono quattro. La prima, chiamata di Monticello, nelle stesse condizioni della torre Chiappe, è situata in via ai Piani di Fregoso, verso valle e completamente nascosta dalla vegetazione.

La seconda è quella di Granarolo, sistemata poche centinaia di metri dopo. Questa è la meglio conservata e la più completa, quantunque manchino anche qui il piano superiore e la terrazza. La terza è quella di Monte Moro, raggiungibile percorrendo via Bartolomeo Bianco. Anche in questo caso furono edificati solo il sotterraneo e parte del piano terra. L'ultima, poco distante, è Torre delle Bombe, della quale furono realizzate le sole fondamenta con il muro di spartizione tra cisterna e vano seminterrato.

Secondo alcune fonti, le Torri sono collegate alla cinta muraria, o tra loro, da un camminamento sotterraneo. La questione viene sviluppata nella scheda "I misteri dei Forti genovesi".

 

 

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