LE FORTIFICAZIONI CAMPALI DEL 1747

 

 

Nel 1745 l'antica (ed ormai decadente) Repubblica di Genova si trovò coinvolta nella guerra di Successione d'Austria; sue alleate erano la Francia e la Spagna, alle quali si era aggregata per garantirsi l'aiuto contro le pretese sabaude sul territorio di Finale. Con questa unione la Repubblica si impegnava a fornire diecimila uomini, artiglierie ed il libero transito, sul suo territorio, agli alleati. In campo avverso si trovavano Piemonte (Regno Sabaudo), Austria ed Inghilterra. Dopo una prima fase bellica favorevole alla Repubblica, le sorti della guerra cambiarono: Genova sarà presto abbandonata dagli alleati. Il 5 dicembre il nemico entra in città, con l'intento d'impadronirsi dell'artiglieria genovese, ma sarà bloccato e scacciato dalla rivolta cittadina (quella di Balilla). Alcuni giorni dopo l'esercito austriaco, sia per il timore di rimaner bloccato dalla neve che per mancanza di uomini, decise di ritirarsi oltre il passo della Bocchetta, con l'intento di ripresentarsi in primavera munito di rinforzi.

Nei mesi di tregua i genovesi provvederanno a scavare, sulle alture cittadine, quelle trincee che ancora oggi possiamo in parte ammirare, approntate distanti dalle Nuove Mura per evitare che il nemico vi si appressasse troppo. I trinceramenti erano effettuati con lo scavo, spesso nella viva roccia, di un fossato con profondità variabili, il quale seguiva un andamento zigzagante: questo in modo da permettere una difesa più accurata e poter colpire il nemico col fuoco incrociato. Alle spalle del fossato vi era il parapetto, formato da argini di terra, dietro il quale si riparavano le guarnigioni; talvolta si utilizzavano gabbie di vimini fissate al suolo con picchetti e riempite di terra.

Nei primi mesi del 1747 i genovesi scavarono trincee tra lo Sperone e i Due Fratelli. Lungo questo fronte difensivo, sopra tre rilievi, scorgiamo le sagome di altrettante piccole ridotte. Questo sarà inoltre il punto di partenza di un rilevante doppio vallo, segnalato in tutte le cartografie dell'epoca ed oggi scelto come linea di confine tra il comune di Genova e quello di Sant'Olcese.

Gli austriaci predisposero, verso la fine dell'inverno, trincee sul crinale di Quezzi ed intorno all'attuale Diamante (reclutando forzatamente i contadini delle zone circostanti); la cima di questo colle era già stata occupata da una ridotta a pianta stellare approntata dai genovesi, i quali la persero subito. I lavori più importanti (e meglio conservati) degli austro-piemontesi li troviamo attorno alla vetta di questo monte; questi avevano lo scopo di coprire il Quartier Generale, sito a Torrazza, e proteggere il transito delle truppe tra la val Polcevera e la val Bisagno.

Alla fine di luglio, dopo il ritiro del nemico, dall'altura del Fratello Maggiore i genovesi fecero scendere un'altra trincea fino alla base del Diamante, con lo scopo di chiudere la sella esistente fra questi due colli. Per una difesa più accurata scavarono una trincea di circonvallazione, la quale segna ancora oggi la base del monte Diamante, che si allacciava, per praticità, alle trincee austriache preesistenti ed abbandonate dal nemico.

Nel levante cittadino gli austriaci prepararono fortificazioni provvisorie attorno al monte Ratti e sui contrafforti che da esso si diramano, fino al monte Fasce.

La barriera realizzata sul monte Ratti doveva essere inespugnabile, sia per il numero e l'imponenza delle opere che per le ripide pendici del monte. In località Serralunga esistono le tracce, ormai abbastanza confuse, di un'estesa ridotta di origine genovese notevolmente importante.

Nel giugno 1747 venne posta dagli austriaci, nei pressi di Camaldoli, una Batteria per controbattere l'artiglieria genovese situata sul colle della Madonna del Monte. Un altro imponente accampamento venne impiantato nella valletta di Quezzi, ove trovarono sede nove Reggimenti. Fu scavata una trincea di difesa sul monte omonimo lungo il versante della val Bisagno, così da formare una barriera ininterrotta di oltre due chilometri dall'odierno "Biscione" fino a Leamara.

Dopo la pace di Aquisgrana del 18 ottobre 1748, tutte le postazioni furono abbandonate.

Durante l'assedio del 1800 i francesi riutilizzarono in parte le fortificazioni campali di cinquant'anni prima. Al termine delle ostilità, le trincee furono livellate per consentire il libero transito ai pascoli.

(I disegni di sfondo e dei link sono del Prof. Arch. Renato Fenoglio. Per sua gentile concessione) 

 

 

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